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Il mio stato d'animo non è dei migliori e credo lo abbiate capito: tranquilli, non voglio tediarvi con la mia storia sentimentale. Spesso, in queste situazioni, ti rendi conto di essere circondato da persone uniche e preziose, senza le quali sarebbe tutto molto più difficile! Perchè mai allora sto scrivendo questa nuova pagina? Per raccontarvi due episodi legati al "mio cielo" e, finalmente, anche al "mio aereo". Proprio così! Al mio aereo! E' infatti da qualche mese che, insieme ad un amico, ho acquistato un ultraleggero: uno splendido STORCH CL! Ma di lui ve ne parlerò meglio in una pagina dedicata. A tempo debito, ve lo presenterò. Anche se non è saggio in questo momento, per me, pensare al passato, non posso fare a meno di descrivervi un episodio davvero "surreale". La storia con questa ragazza era ancora agli inizi. Un sabato sera, lei volle raccontarmi alcune sue "vicende" e, per una serie di motivi, ritenne giusto chiudere subito il nostro "rapporto". Figuratevi come potevo sentirmi anche allora, nel culmine dell'innamoramento vero e proprio, quando ti senti in cielo anche senza aereo :-) Un enorme masso mi aveva letteralmente schiacciato. Nei giorni che seguirono quel sabato che, credo, ricorderò per molto tempo, mi ritrovai giorno e notte a pensare e pensare e pensare ancora... "perchè", "ma se noi...", "ma se io facessi..." etc...etc... insomma le classiche domande e risposte che ci facciamo in questi casi. Un giovedi pomeriggio decisi che avrei potuto trovare sollievo grazie allo "spirito del cielo". Presi la macchina e mi diressi verso il campo di volo dove, a quei tempi, ero solito affittare un P92. Appena arrivato qualcosa, subito, attirò la mia attenzione: sul prato adiacente l'hangar c'era solo il "mio" aereo. Intorno "il nulla". Solo un P92 in attesa di un "pazzo sofferente d'amore" che aveva deciso di "suicidarsi" senza saperlo...(dovete sapere che non è assolutamente consigliabile volare, se la vostra mente non si libera, prima del decollo, da tutti i pensieri "terreni"). Che c'è di strano in tutto questo? Ve lo dico subito: non era mai accaduto di trovare l'aviosuperficie così "deserta", senza nemmeno un istruttore o un meccanico in giro. Neppure la mascotte del campo c'era, un grazioso gatto tutto grigio che spesso si aggirava tra gli aerei parcheggiati sull'erba. Mi guardai intorno: sembrava di essere in una realtà "parallela". Un pò come in quei videogiochi in cui il tuo personaggio si ritrova, tutto solo, in un mondo sconosciuto e desolato e ti aspetti qualche colpo di scena da un momento all'altro. Mi avvicinai al P92, feci i soliti controlli esterni e, sistemata la cuffia ed allacciata la cintura di sicurezza, misi in moto. Osservai la manichetta: la pista in uso era la 34. Erano mesi che non eseguivo circuiti su questa pista...nessun problema - pensai - in fondo un minimo di esperienza l'abbiamo e non è certo un circuito diverso che può metterci in difficoltà! Prima di allinearmi osservai nuovamente il campo di volo: non è possibile che non ci sia nessuno! Alzai lo sguardo verso il cielo: era di uno strano grigio ma non vi erano nuvole "proccupanti" all'orizzonte. La missione di oggi è semplice: "un pò di touch and go per addestramento, così terrò la mente occupata e tutti i miei pensieri se ne staranno a terra!". Ultimi controlli agli strumenti, avanzai lentamente la manetta e dopo qualche secondo eccomi in volo! Che bello! Finalmente! E' incredibile, ogni volta che stacco le ruote da terra il mio cuore si riempie di gioia e tutto il resto non ha più alcun senso! Io, l'aereo e il cielo. Sono in base. Inizio ad estendere i flaps e riduco motore. Ad un certo punto ecco un piccolo imprevisto: 4 led rossi, che indicano la fuoriuscita dei flaps, non si illuminano. Sto già virando per il finale. Controllo prima la velocità, l'altezza e la direzione ed infine riprovo ad abbassare nuovamente i flaps: niente da fare. Una rapida ispezione visiva fuori dal finestrino mi conferma che non è solo un problema di spie! Pazienza... atterreremo solo con "due tacche". Sto quasi per "toccare", manetta via, sono troppo veloce e l'aereo si risolleva: sono già a metà pista, decido di riattaccare. Manetta "dentro", flaps sù, controllo la velocità ed inizio la virata in controbase. Ad un certo punto, per un secondo "interminabile", sento un brivido scorrermi lungo tutta la schiena: è come se qualcuno avesse attivato il tasto "pausa" e tutto intorno a me si fosse fermato! Una sensazione stranissima, un'idea "spaventosa" prende forma nella mia mente, senza un'apparente spiegazione: "Oggi non riuscirai ad atterrare!". Lo so, questa cosa fa ridere ma posso giurarvi che non mi era mai accaduto nulla di simile, pur essendomi trovato in situazioni realmente più preoccupanti! No, non è stata di certo la riattaccata, figuratevi... a volte durante voli di "addestramento" mi capita di eseguirne diverse, quindi.... Sono di nuovo in finale. Controllo accuratamente l'altezza, la velocità e il rateo di discesa. I flaps continuano a non voler funzionare. Eccoci al momento della verità: non so chi si sia preso gioco di me, poco fa, ma ora gli dimostrerò che so far atterrare questo P92! Via manetta... leggera richiamata e.... accidenti!! 5000 giri e via, un'altra riattaccata.... Ok Max, vediamo di capirci. Che ti succede? Non vorrai mica dar ragione a questo fantasma che si sta prendendo gioco di te, vero? E se fossero i pensieri per la tua "piccola stella" che si stanno ribellando per averli lasciati a terra? No, non può essere... Statemi a sentire "pensieri" o fantasma o qualunque cosa si stia divertendo con me, sappi che anche se non mi vuoi far atterrare, prima o poi, la benzina finirà e, volente o nolente, questo P92 a terra ci ritornerà, ah,ah,ah!!! All'improvviso quella sensazione strana svanisce: eccomi in corto finale, via manetta, leggera richiamata e, soffice come una piuma, il P92 tocca l'erba. Continuo a rullare verso il punto attesa della pista 34. Inserisco i freni di parcheggio. Mi guardo intorno: non un'anima viva. Che è successo? Possibile che in oltre 40 ore di volo non abbia mai vissuto una sensazione simile? Ti ripeto, Max, non centra nulla la riattaccata in sé. Che cosa è successo? D'un tratto sorrido: "hai ragione, spirito del cielo, hai ragione. Ero convinto di aver lasciato a terra i miei pensieri, ma non è stato così. Inconsciamente stavo aspettando un tuo aiuto... ma tu non sei qua per aiutarmi con i miei problemi. Tu ci sei per rendermi felice, non dandomi soluzioni ma sgombrando la mia mente ed il mio stesso cuore da tutto ciò che ha un qualunque legame con questa terra! Mi rendi felice e mi insegni anche a superare molte difficoltà, ad avere fiducia in me stesso: questo però non significa dare risposte ai miei problemi, di qualunque natura essi siano. Grazie, ora ho capito..." Volai per circa 1 oretta, senza più sbagliare un atterraggio. Ero sereno, tranquillo, quasi contento pur sapendo che, non appena avessi spento il motore, i miei pensieri terreni mi avrebbero nuovamente "assalito", riducendomi ancora ad un essere sofferente e triste. Quello che più importava, durante quell'oretta, era che mi sentivo felice. Avevo scoperto, anche se in cuor mio già lo sapevo, che d'ora in avanti avrei avuto un posto in cui sentirmi libero da pensieri, da domande, in cui essere me stesso, in cui "rifugiarmi" per qualche oretta, un posto in cui c'era uno spirito che mi avrebbe accolto a braccia aperte e "coccolato" come si fa con un bambino quando piange. Quel posto era il cielo e lo strumento per arrivarci, un aereo ultraleggero. ------------------------------------------------------------------ Febbraio 2005 Dopo questo episodio non mi accadde più di rivivere un'esperienza simile, fino a ieri mattina quando, trovandomi di nuovo in una situazione "sentimentale" davvero poco piacevole, ho deciso di andare a far visita al mio Storch. Siamo a Giugno ma quest'anno il tempo non è stato molto clemente. Arrivo sul campo insieme ad un amico che però decide di rimanere a terra. Salgo, sistemo la cuffia ed allaccio la cintura di sicurezza. Un bel respiro e premo il pulsante START. Dopo un paio di secondi il motore si avvia. Controllo la temperatura delle teste, rilascio i freni di parcheggio e mi avvio al punto attesa. Sono un pò perplesso perchè so che la mia situazione psicologica non è affatto delle migliori ed immediatamente il mio pensiero ritorna a quel giovedi di Febbraio. Tra me e me dico: "No, questa volta non devo chiedere nulla allo spirito del cielo. Ho solo bisogno di riscoprire, anche per poco tempo, la felicità e la serenità." Avanzo, con delicatezza e senza fretta, la manetta. Subito lo Storch raggiunge i 60Km/h e poco dopo ci stacchiamo da terra e saliamo rapidi fino a circa 800 piedi. Livello e riduco la velocità a circa 110Km/h. Non voglio "correre", non ho alcuna meta oggi. Voglio solo starmene quassù e godermi il volo fine a se stesso. Io, il mio Storch e quella gioia che credevo di non riuscire più a provare, per un bel pò di tempo. L'amore è un sentimento meraviglioso, ma può anche essere terribilmente doloroso, così tanto da inibire anche il desiderio di un pilota a recarsi dal proprio compagno di volo, nel mio caso un bellissimo Storch bianco e blu. Dopo circa 20 minuti rientro al campo e, dopo aver liberato la pista, ci fermiamo, io e lo Storch, di fronte al nostro hangar. Spengo il motore. Entrambi sappiamo che la mattinata non è ancora finita, anzi lo Storch sta già "ridendo", contento di ritornare lassù: il suo pilota ha ancora bisogno di "gioia e felicità". Mi procuro una tanica di benzina. Mentre faccio il pieno, parlo con il mio caro amico Ronni, che mi fa capire di non avere alcuna fretta e di sentirmi libero di tornare nel "mio cielo". Lui sarà lì ad aspettarmi. Finito il pieno risalgo sullo Storch e, dopo un paio di minuti, mi ritrovo di nuovo a 800 piedi, sopra campi verdi e rigogliosi. Incredibile quanta felicità ti possa donare un piccolo aereo ultraleggero! Decido di fare qualche virata stretta, prima a destra poi a sinistra, poi di nuovo a destra... Voglio sentirmi libero! Probabilmente qualche contadino, laggiù, deve aver pensato che lassù qualcuno non aveva proprio nulla di meglio da fare! Eppure mi sentivo come il gabbiano Jonathan Livingston, stavo volando per il semplice gusto di volare. A Luca, istruttore e proprietario del campo, avevo detto che avrei fatto solo qualche circuito e che, nonostante mi avesse lasciato la mia ragazza, non mi sarei "suicidato"... non mi sembrava giusto far del male al mio Storch :-) Lui mi disse, sorridendo: "Ah le donne, le donne... lascia perdere Max, vai su, vola e divertiti, il resto non conta...". Dopo circa 40 minuti sono riatterrato e, con cura, ho parcheggiato lo Storch nell'hangar, ringraziandolo per avermi fatto ritrovare, anche se per un breve periodo, la gioia e la serenità. Mentre mi avvio, con il mio amico, verso la macchina, incontro Luca che dice "Non avevi mica detto che facevi solo qualche circuito?" - ed io "Si lo so, hai ragione, chiedo umilmente scusa ah,ah,ah!!!" - Pacca sulla spalla, un sorriso e via, si torna a casa, si torna di nuovo al nostro "mal di cuore". Non importa... ora, come non mai, so dove rifugiarmi se voglio sentirmi bene e, perchè no, anche riscoprire "l'amore". L'amore per il cielo, per il volo e per un piccolo ultraleggero bianco e blu. Se anche voi vorrete riscoprire questi sentimenti, sarò ben lieto di presentarvi il mio Storch e di farvi volare solo per il gusto di stare lassù. Per quanto riguarda i problemi di "cuore" be... che dire? Da buon pilota "romatico e solitario", me ne ritornerò nel mio "mondo di nuvole", sperando sempre di poter incontrare, un giorno, una persona davvero speciale con la quale, magari, condividere queste avventure. Un grazie sincero a Ronni, che mi ha accompagnato, questa prima mattina d'estate, dal mio aereo e mi ha risollevato il morale! Ed infine, senza ipocrisia ma con tanta sincerità, vorrei dire addio alla persona con cui ho trascorso 3 anni della mia vita, con la quale sono "cresciuto" ed ho vissuto esperienze importanti. Il tempo, come ha detto un amico, è galantuomo e so che mi aiuterà a superare questo momento difficile.... ed anche il mio "piccolo" Storch è sempre pronto a portarmi lassù, nell'unico posto al mondo in cui tutti i pensieri terreni svaniscono, lasciando spazio ad una "gioia" interna davvero particolare. Addio. 21 Giugno 2008
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